domenica 28 ottobre 2018

Domenica liquida - Zygmunt Bauman

Erik Gandini
La teoria svedese dell'amore (2015)<video nel link
[Lo stesso film-maker di Videocracy, per intenderci, e di altri interessanti documentari]
Io sono cresciuta pensando che la via nordeuropea fosse La Via, ma col tempo e con l'esperienza inizio a capire quanto sia tutto relativo e quanto sia bene ri-valutare la nostra (per noi, un'altro Paese per altre nazionalità) tanto denigrata società italiana.
D'altronde, se bisogna migliorare un Paese, si può fare solo a livello sistemico, dall'interno (e grazie anche all'apporto di aria fresca data dall'immigrazione ragionata, che può essere molto utile), non da un avamposto oltre i confini. Il signor chirurgo (Erik Erichsen, da vedere anche in Chirurgo ribelle, sempre di Gandini) che ha riscoperto la Vita in Africa ha tutta la mia simpatia (fantastico, un bel tipo eclettico!), ma mi permetto di ricordargli che tra la Svezia e il Continente Nero ci sta in mezzo l'Italia (della quale tanto ci lamentiamo, a vicolo cieco). Una cultura radicata non si può pretendere di cambiarla, purtroppo, la svedese come quella italiana, si deve accettare con tutti i suoi limiti e smussarne gli angoli più pungenti (e pericolosi...).
L'Italia, alla fine, mi sembra un buon compromesso, non si può aver tutto dalla vita. Oggi giornata di rivalutazione, sarà la pioggia...



2 commenti:

  1. Una volta ho fatto un esercizio mentale: ho chiuso gli occhi e mi sono sforzata di immaginare me stessa (quella che sono io a grandi linee, con lo stesso carattere e attitudine, traslabili in qualsiasi cultura esistente), però nata in più culture e nazioni del mondo. Ci ho messo veramente tanto impegno, per vedere se diverse società mi avrebbero resa diversa. Sono arrivata alla conclusione che avrei potuto benissimo esistere come "me stessa" un po' ovunque. Anche in Paesi fortemente conservatori o, addirittura, nelle teocrazie musulmane (che già si parte bene qui in Italia, bello stato clericale per eccellenza, quindi, sono scesa solo di un gradino più sotto la dignità intellettuale, verso l'islam, l'unico che riesce a battere la Chiesa Romana).
    Questo per dire che sono (l'ho sempre saputo, di me stessa) decisamente "adattabile" per indole, anche se non sembra, magari. Per sottolineare quanto vada fiera del mio non-patriottismo spiccio (che obnubila il 99,99% degli italiani, convinti di essere il meglio in tutto, mischiando il Rinascimento con la pasta carbonara, gli eroi di guerra con la moda, la "passione e il cuore che escono da ogni parte" con la Ferrari etc e bla bla bla) e quanto mi renda conto che nessun cittadino di nessun Paese è veramente oggettivo (basta sentir parlare un americano a caso, pure colto e istruito). Ho il dono dell'oggettività (un po' arido, ma non lo cambierei con niente al mondo), quindi, cerco sempre di vedere le due facce della medaglia. Ho realizzato che potrei benissimo trovare un compromesso e riconoscere dei punti a favore anche nelle situazioni a me più avulse, o dei lati negativi e controproducenti nei confronti di società che fungono per me da "faro".
    Per esempio sono consapevole dello stato non idilliaco del nord Europa, non perché qualcuno me l'abbia testimoniato (le esperienze son sempre esperienze, certe cose potrebbero essere anelate da alcuni che se le sentono denigrare), semplicemente leggendo le statistiche. Il modello di pseudo-integrazione svedese, si sta sgretolando, perchè nell'isteria d'avanguardia progressista se ne sono presi davvero troppi! Dal pdv pratico tutte le società si equivalgono (con degli estremi più violenti o isole un po' più felici), non esistono società veramente sicure e pacifiche. C'è sempre qualche sorta di violenza a cui dover sottostare, quando non è fisica e istituzionale (Venezuela, Africa...), rimane comunque quella di carattere puramente intellettuale (conformismo e coercizione socio-psicologica in Italia). Certo, però, tutto ciò che ricade nella sfera intellettuale (purtroppo!) rimane nell'ambito personale, con riferimento alla propria scala dei valori (libertà dell'individuo, individualismo critico, indipendenza totale di corpo pensiero e azioni etc... nel mio caso). Sono consapevole (parlando, semplicemente, parlando con concittadini) che ciò che per me è fortemente necessario allo sviluppo personale, da altri viene visto come una non-necessità per una certa parte di quello spettro. Un non problema, un po' per attitudine personale un po' per influenza sociale. D'altronde, c'è sempre qualcuno che si sente "nato nel Paese sbagliato".

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  2. Detto questo, se trovassi dieci lati negativi nell'Italia e solo uno positivo, me ne sarei andata da un bel po', oggigiorno è cosa comune e affatto innovativa, cambiare aria. Per me il risultato è ancora pari, ovviamente. Per esempio, tu citi (come tutti gli italiani) la burocrazia e gli sgorbi istituzionali, cose antipatiche e sicuramente da tagliare alle radici. Sono un problema, sì, ma io non li reputo discriminanti per apprezzare o meno una cultura (l'assenza di meritocrazia, invece, sì). Sarà che, come tutti, sono cresciuta sapendo di questi ostacoli inevitabili. Quello che più mi preme (e alla quale facevo riferimento nel post) è proprio lo spettro della scala dei valori, l'individualità in toto è (per me, ovvio) uno dei pilastri. È questo che fa, per me, da discriminante. Sotto quest'aspetto certi Paesi sono avanti di diversi punti rispetto al nostro. Ripeto, non ho il salame sugli occhi (io, poi, odio vivere di "illusioni", sono sempre preparata a ricevere delusioni e a rivedere le mie convinzioni), tutto ha un prezzo; per molti versi sarei disposta a pagare il prezzo svedese, ma per altri ritengo l'Italia un decente compromesso, tra i Paesi ricchi. E poi sono una forte anti-globalista, le differenze (per quanto ci possano scioccare nel male) vanno mantenute. Se il tuo Paese non ti piace o provi a cambiarlo, o te ne vai, o ti adegui. Agli italiani, invece, piace tendenzialmente lamentarsi e basta, poi si ritrovano a votare imbecilli paraculo. O direttamente fascisti, via.
    Io tutto questo attaccamento all'Italia, come cultura totale, non ce l'ho affatto. Basta vedere Nord e Sud. Trentini, Sardi e Friulani (pure loro, zio pino, con 'sta fissa...). Metternich (era lui, no? In caso correggimi pure) diceva che l'Italia non è altro che un'espressione geografica, a ragion veduta. Io sono attaccata al territorio (il mio, ovviamente), perché lo conosco, è ben diverso che essere attaccati ad una Patria (io non vedo il territorio come una patria "rubata" dall'Italia, comunque, eh! Precisiamolo, che qui è un attimo e parte il Va' Pensiero e l'ampolla del Monviso, per carità!). Penserei allo stesso modo se fossi romana, napoletana, sarda, aostana etc.... Io non mi sento tanto italiana, quanto bresciana. Non dovrebbe essere una cosa vista di malo occhio, non siamo tutti uguali, a livello culturale, l'Italia ha un background davvero troppo sfilettato. Quello che ha voluto unire tutti gli italici sotto un'unica bandiera di potenza conformista sappiamo chi fu...
    Bonne nuit!

    P.S. Tiè, beccati il pippotto! In questa notte drammaticamente insonne qualcuno la dovrà pur pagare, non voglio soffrire sola 😈
    ;) ;) ;)

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